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Senza dubbio non tutti nel mondo hanno onorato Gesù, quindi la prima frase ci fa capire che il messaggio non ha una valenza universale ma riguarda solo coloro che sono presenti o che comunque ricevono in qualche modo il messaggio, compresi ovviamente quelli che lo ricercano anche sul sito web dedicato ad Ostina. Come altre volte abbiamo detto, la Madonna parla poco di se stessa e ci indirizza sempre verso Gesù. La Mamma oggi è particolarmente “materna”. Non solo appare con Gesù bambino in braccio, esprimendo così il dono della sua maternità, ma ci chiama per ben due volte “figlioli”, con una attenzione estremamente dolce e tenera che ben si addice al Natale. Ci ringrazia perché l’ascoltiamo. Dovremmo essere noi a ringraziare Lei perché ha assunto il ruolo di mamma e ci guida verso suo figlio, invece lo fa Lei, insegnandoci ancora una volta l’importanza di non pretendere ma di chiedere umilmente e quindi di ringraziare. Siamo a Natale e la natività è al centro del messaggio. Ecco quindi anche la benedizione alle mamme. La Madonna, però, non dice che “benedice le mamme” ma che vorrebbe benedirle tutte. Questo fa capire che qualcosa le impedisce di benedire tutte: è il cosiddetto “libero arbitrio”, per cui Dio non ci costringe mai a niente, ma aspetta l’adesione alla Sua volontà. Se non tutte le mamme accettano la benedizione la Madonna può darla solo a quelle che la desiderano.
Interessante l’ultima parte del messaggio. Finora ci ha chiamati “figlioli”, ora parla di suoi “figli e fratelli di Gesù”, che riceveranno la benedizione direttamente da Lui. Dal termine generico che individua tutti gli ascoltatori del messaggio, “figlioli”, ora si individua un’altra categoria. Non può che trattarsi dei sacerdoti, i suoi figli prediletti, come vengono chiamati nel libro di don Stefano Gobbi (Ai sacerdoti figli prediletti della Madonna), fondatore del “movimento sacerdotale mariano”, chiamati ad essere fratelli di Gesù e ad imitarlo fino al punto quasi di identificarsi con Lui.
Il messaggio termina in un modo che può stupire noi uomini del 21° secolo, ma che ha radici nella cultura ebraica. Per gli ebrei i numeri hanno una grande importanza simbolica che spesso travalica la quantità numerica. Vi ricordate del brano del Vangelo dove Pietro chiede quante volte occorre perdonare e domanda se deve perdonare 7 volte? Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.” (Mt 18,22). Il brano significa che bisogna sempre perdonare, ma con un “sempre” che non ammette repliche, infatti già il numero 7 significa “sempre” perché per gli ebrei simboleggia la perfezione. Moltiplicando dunque ancora per 70 significa che non ci possono essere mai eccezioni al perdono. Il numero 4 invece rappresenta i punti cardinali, per cui gli ebrei lo usano per indicare il mondo intero, il cosmo. Ecco che allora “La preghiera è quattro volte amore” significa che la preghiera è un mondo di amore, che ha una valenza smisurata, senza confini, che raggiunge i limiti dei non limiti dell’universo.
Pennino Spuntato
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