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Il Signore ci ha detto: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri.” (Gv 13,34) Questo è il tema che pervade il messaggio di oggi. La Madonna è sempre attenta a fare riferimento al Figlio e così in questo messaggio, nel quale ci parla dell’amore che Lui ci ha dato, fino a soffrire e morire per noi. Questa volta, però, all’inizio del messaggio parla dell’amore “che noi vi diamo”. La Mamma si associa così alla SS. Trinità, fonte dell’amore, per incitarci nel cammino. L’amore non è possibile solo a Dio, per quanto solo in Lui sia perfetto, ma può essere donato anche dagli uomini, in quanto in ognuno di noi c’è una scintilla divina: fatti a Sua immagine e somiglianza. La Madonna con questo “noi” ci vuol far capire proprio questo: anche lei che è soltanto una donna, una persona come noi, ci dà amore.
Questo si può paragonare ad una grande fontana a gradoni. L’acqua-amore sgorga dalla fonte posta al culmine, da qui cade sul gradone sottostante e quando questo è colmo l’acqua viene riversata sul gradino inferiore e così via fino all’ultimo. L’acqua-amore poi, raggiunto il fondo, come in molte normali fontane, non viene sprecata ma da qui rifluisce alla fonte per essere di nuovo da questa riversata ancora sui gradoni, in un continuo movimento senza fine. Accesi dall’amore che proviene dal Cielo ci viene chiesto che lo riversiamo a nostra volta verso i fratelli. Quanto abbiamo da crescere per imparare a non cercare contraccambi ma a donare a tutti a piene mani! Una donna che ha segnato il nostro tempo, Madre Teresa di Calcutta, la mattina si metteva in preghiera davanti al Santissimo e da questa fonte attingeva l’amore che poi riversava sui poveri che incontrava per le strade. Lei diceva che iniziava la giornata con l’Adorazione Eucaristica perché se non imparava a riconoscere Gesù nell’Eucaristia non sarebbe stata poi in grado di riconoscerlo e di amarlo nei poveri e sofferenti che avrebbe incontrato lungo la strada.
Il messaggio prosegue invitandoci ad abbandonare paura e vergogna. Ci siamo mai resi conto che molte volte rinunciamo a dare amore agli altri più che per l’egoismo per questi altri sentimenti? In effetti capita spesso che quando si trova un nostro prossimo “da amare”, il primo moto dell’anima sia proprio quello di andare da questa persona, parlargli, venire in aiuto, in altre parole di amarla, ma poi si viene “raffreddati” da altri moti: saremo inopportuni? E come saremo accolti? Che penserà la gente se mi vede con quella persona? Così non troviamo il coraggio di muoverci e rimandiamo questo momento di incontro tante volte fino a quando il ritardo diventa talmente grande che iniziamo a vergognarci di fronte a questa persona perché pensiamo che non essendoci avvicinati nel momento del bisogno questa abbia pensato ad un nostro disinteresse nei suoi confronti e finiamo per “scansare” proprio quel prossimo che subito avremmo voluto aiutare.
Non è questo il modo di amare, come ci ha dimostrato il Signore. Si ama senza calcoli, si ama senza valutare le conseguenze: l’amore si dà e basta, sia a chi lo apprezza che a chi lo rifiuta. Al momento della crocifissione di Gesù c’erano altri due uomini anch’essi destinati alla sofferenza e alla morte, crocifissi al suo fianco. Gesù è morto anche per loro, anche se uno solo di loro ha risposto all’abbraccio amoroso dello sguardo di Cristo guadagnandosi immediatamente il paradiso.
Il messaggio termina con una definizione della preghiera quanto mai intonata al tempo liturgico: Il vangelo di questa domenica parlava del cieco che sentendo passare Gesù ha chiesto il suo aiuto. Questo cieco, che ha riacquistato poi la vista, ha dimostrato prima di avere una fede così grande da saper “vedere” con gli occhi dello spirito quello che i cosiddetti dotti del tempo non hanno visto. Quell’uomo che passava, Gesù, non era un guaritore, un taumaturgo, ma era “il figlio di Davide”, cioè il discendente di Davide, il messia atteso e annunciato dai profeti: non vedeva la luce del sole ma vedeva la luce del Cristo. E la preghiera fa proprio questo: mettendoci in contatto con Dio apre la nostra mente alle realtà del Cielo e rende relative le realtà del mondo, la vita terrena. Ci fa desiderare le realtà del Cielo con la vita che verrà: l’Eterno apre i nostri occhi alle realtà eterne.
Pennino Spuntato
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