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Iniziando la lettura del messaggio viene subito in mente di fare un parallelo con le apparizioni di Lourdes. Allora la Madonna mandò la giovane Soubirous a chiedere ai preti di costruire una cappella. Anche in questo messaggio la Madonna non si rivolge direttamente ai parroci ma chiede ai fedeli presenti, attraverso la mediazione di Silvana, di rivolgersi ai parroci affinché le chiese siano aperte tutte le settimane per esporre il Santissimo e fare l'Adorazione Eucaristica. La Madonna qui chiede un’azione diffusa, una partecipazione consapevole dei cristiani alla vita della Chiesa.
Altra cosa che colpisce è la richiesta di fare l’Adorazione Eucaristica settimanale nelle chiese. Nella lettera di indizione dell’anno sacerdotale il Papa Benedetto XVI fa riferimento al santo curato d’Ars, patrono dei parroci, che passava molto tempo a “riconciliare” le anime e ad adorare il SS. Sacramento.
In questa prima frase si può notare l’atteggiamento umile della Madonna che qui come a Lourdes “chiede” e non “impone”, rispettando il compito di guida-pastore del parroco di ogni comunità, così come voluto da Cristo che pur essendo il vero pastore, delega alla Chiesa, e quindi ai sacerdoti, il compito di guidare il gregge. Il sacerdote, tuttavia, nella confusione del mondo di oggi ha bisogno di ritrovare se stesso e il suo ruolo, di dare nuova spinta all’azione pastorale-liturgica: ecco la necessità di indire l'anno sacerdotale. Nel messaggio mariano è un po’ come se le “pecore” cominciassero a “belare” perché hanno fame e chiedessero al “pastore” di essere sfamate, ma è anche qualcosa di più: indicano anche dove si trova l’erba fresca, cioè nell’Adorazione Eucaristica.
Con la seconda frase la Mamma ci spiega l’atteggiamento giusto da tenere durante l’Adorazione. Alla base di questa c’è l’atteggiamento di umiltà nei confronti del Re che siede sul suo trono. Il Signore è il re che all’ingresso a Gerusalemme è presentato come un re “mite, seduto su un'asina” (Mt 21,5), ma è comunque il Creatore, l’Onnipotente. Per la sua mitezza si fa ostia e permette a noi uomini di prenderlo fra le mani, di spostarlo da un luogo all’altro, ma come re può soddisfare ogni nostra domanda. Possiamo chiedere un numero infinito di cose, senza limiti riguardo all’importanza della richiesta e Lui ascolterà. Ascoltare significa non soltanto “udire” ma c’è già la propensione all’esaudimento della richiesta. Atteggiamento giusto è anche spogliarsi delle cose che ci amareggiano. Spogliandoci ci mettiamo in uno stato di abbandono fiduciale, smettiamo di preoccuparci dei tanti assilli e lasciamo che se ne prenda carico il Signore. Gesù porta sulle spalle più che il peso fisico della croce il peso dei nostri peccati, ma non solo quelli ma anche le nostre amarezze, delusioni, disperazioni e nudo si abbandona al Padre.
La Madonna ripete per 3 volte “chiedete”. C’è da ricordare che Lei è Ebrea e che in questa cultura il numero 3 rappresenta la totalità, il “sempre”, per cui ci invita a chiedere in ogni occasione, per ogni nostro bisogno, da quelli che ci sembrano talmente piccoli da non meritare nemmeno la richiesta di aiuto a quelli talmente grandi che sembrano impossibili da esaudire.
Il messaggio termina dicendo che “la preghiera è aspettare”. Il primo pensiero si ricollega alle frasi precedenti: si chiede un aiuto, un intervento dal Cielo, e si aspetta con fiducia e pazienza, cioè umilmente e senza pretendere, la risposta che non sempre è immediata, ma che potrebbe essere anche diversa da quella che desideriamo.
Approfondendo però la meditazione la frase ci apre a nuovi scenari: pregando ci distacchiamo dal mondo presente, anche perché prima ci eravamo spogliati, e si entra in un dialogo con Dio che ci fa anticipare già su questa terra il Paradiso: ci mette in uno stato profondo e vero di attesa delle realtà future. Diventa vera per noi la preghiera del Salve Regina, dove ci dichiariamo esuli in una valle di lacrime e dunque desideriamo il ritorno alla patria beata, al Paradiso.
Pennino Spuntato
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