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Il tempo di Quaresima con i suoi 40 giorni ricorda il periodo che Gesù ha passato nel deserto dopo il suo battesimo prima di iniziare la predicazione. E' quindi un periodo di raccoglimento interiore, di riflessione e di prove: Gesù fu tentato da Satana. Il messaggio ci invita a fare silenzio. Il mondo con le sue notizie e le sue richieste è come un rumore forte e continuo che ci distrae, ci sconvolge e facciamo poi fatica a rientrare in noi stessi. Il mondo è frenetico, caotico, esigente. Ci chiede di correre sempre, non solo per lavorare ma anche per divertirsi. Il mondo è pieno di preoccupazioni e angosce profonde: il salario che non basta, la possibilità di perder il posto di lavoro, la difficoltà imprenditoriale di sviluppare la propria iniziativa, di cercare nuove tecnologie, mantenendosi al passo coi tempi, la famiglia con i problemi connessi, non ultimo la difficoltà di rapportarsi al suo interno. E poi ci sono le catastrofi, le tragedie che ci sconvolgono. Tutto questo genera stress, mancanza di tempo libero e incapacità di riflettere sull'essenza dell'uomo, ciò che riguarda la sua stessa natura, lo scopo del suo vivere, la sua parte spirituale e quindi il suo rapporto con Dio. Il Signore rispetta il libero arbitrio dell'uomo e la Sua voce è un sussurro. La Sacra Scrittura ci ricorda questo ad esempio con l'esperienza di Elia che incontra Dio non nel vento tempestoso, nel terremoto o nel fuoco ma nel mormorio di una brezza leggera (1 Re 19,11-13). L'uomo non può trovare pace se non rientra in se stesso e si concentra sullo scopo ultimo della sua esistenza. A tal proposito va ricordato Sant'Agostino e la sua ricerca. Nelle “Confessioni” troviamo proprio cantato il risultato di questo incontro: “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ecco, eri dentro di me tu, e io fuori: fuori di me ti cercavo, e informe nella mia irruenza mi gettavo su queste belle forme che tu hai dato alle cose. Eri con me, io non ero con te. Le cose mi tenevano lontano, le cose che non ci sarebbero se non fossero in te. Mi hai chiamato, e il tuo grido ha lacerato la mia sordità; hai lanciato segnali di luce e il tuo splendore ha fugato la mia cecità, ti sei effuso in essenza fragrante e ti ho aspirato e mi manca il respiro se mi manchi, ho conosciuto il tuo sapore e ora ho fame e sete, mi hai sfiorato e mi sono incendiato per la tua pace.” (Confessioni, Libro Decimo 27.38)
Il messaggio prosegue dicendo che Ostina è un luogo di grazia: come potrebbe non esserlo? E' un “lembo di Paradiso”, visto che viene visitato dalla Mamma del Cielo. Questa frase non va vista come a se stante ma collegata alla precedente: per fare silenzio e ascoltare il sussurro del Signore nel cuore abbiamo bisogno di “staccare” dalle preoccupazioni del mondo, di meditare in un “luogo di grazia”. Ostina è anche un “luogo di grazie” perché dove c'è preghiera c'è anche accoglimento delle richieste da parte del Cielo. La Mamma guarda i suoi figli con occhi misericordiosi, specie quelli che rispondono alla sua chiamata e qui si raccolgono. Questa volta la Madonna non era sola: con Lei c'era l'Arcangelo Raffaele, il cui nome significa “Medicina di Dio”. Lo ha portato con se perché tanti hanno bisogno di guarigioni nell'anima ma anche nel corpo.
La definizione di questa volta della preghiera ci riporta immediatamente all'esclamazione di sant'Agostino che dopo l'incontro con Dio, incendiato dal Suo amore, ha fame e sete di Lui.
Pennino Spuntato
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